La foto emozionale

Associazione Fotografi e Videografi Professionisti

Parliamo di una immagine che ho voluto realizzare per raccontare una storia, la storia di un papà, e della tempesta di emozioni che si scatena guardando il proprio figlio piccolo ed indifeso camminare da solo nella selva oscura, metafora delle tante difficoltà che la vita gli mostrerà.
“Solo, piccolo, caparbio perchè giovane, ma impaurito perchè perso nella selva oscura. A inizio, non a metà, della tua vita.
I ruderi ti stanno intorno, muti, grigi come ossa di una realtà caduta in rovina.
Gli alberi sembrano silhouette di uomini vecchi e storti, che come anime dannate si piegano su te ad afferrarti.
Cammini da solo piccolo mio, e gia vuoi lasciarmi la mano per diventare un uomo, ma a metà di quella tremenda curva in discesa, un rumore ti congela e ti costringe a girarti indietro lanciando un piccolo strillo.
Ti blocchi e rimani così, mentre le tenebre continuano a calare blu e nere tutte intorno a te.
Te che sei unica fiammella arancione in mezzo a fantasmi, rovine, boschi e antri bui e nascosti.
Hai capito in quei pochi minuti in cui ti ho lasciato solo, per farti camminare libero verso di me, cosa è il mondo:
una enorme curva ripida, in discesa e su un selciato malconcio, tra la selva buia e con tutto intorno macerie di uomini e di cose che cercano di afferrarti l’anima.
Basta fermarsi un secondo nel mezzo di quella curva, basta esitare un attimo di se stessi e del cammino prefissatosi per congelarsi dalla paura, dubitando di tutto.
Voltati bimbo mio, davanti a te ci sono io, a chiamarti tra le mille voci che vogliono tenderti tranelli.
Sono qui ad aspettarti, vecchio e stanco, ma pronto a difenderti sempre e fino alla fine.
Cresci figlio mio, supera quella curva ripida, tieni accesa la tua fiammella.
Io ti aspetterò qui come questo vecchio pilastro mezzo diroccato, invaso dalle erbacce sfregiato dal tempo e dall’incuria di chi lo ha creato, ma ancora in piedi.
Ancora saldo sulle sue fondamenta.
Unico punto fermo nel tuo cammino dell’età.”
Foto e testo: Emilio Daniele
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